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ANTINCENDIO BOSCHIVO

13.06.2008 - Emergenza incendi boschivi

Emanata Direttiva sugli indirizzi operativi per la campagna estiva 2008

In vista dell’estate 2008 e al fine di ottenere un’adeguata preparazione per fronteggiare gli incendi boschivi che già da maggio hanno colpito il territorio italiano, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.le Silvio Berlusconi, ha firmato il 5 giugno 2008 una direttiva con gli indirizzi operativi per ridurre il rischio e fronteggiare le situazioni di emergenza.

Il documento, i cui contenuti sono stati approvati dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, è stato inoltrato a tutti i Ministri competenti, ai Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome.

La direttiva è incentrata sull’attività di prevenzione. Tale attività era stata avviata fin dal 2000 con la legge quadro del 21 novembre -la n. 353- che imponeva l’introduzione del catasto delle aree incendiate, con l’obbligo di non modificare la preesistente destinazione d’uso dei terreni bruciati per almeno 15 anni; l’attuazione del catasto era stata poi ribadita lo scorso anno con le ordinanze n. 3606 del 28 agosto 2007 e n. 3624 del 22 ottobre 2007.

Il provvedimento di oggi assegna a Regioni e Province Autonome dirette responsabilità di gestione dei sistemi di monitoraggio e degli interventi di terra, quali la pulizia del sottobosco, o la realizzazione di fasce di salvaguardia intorno ad impianti industriali, infrastrutture, insediamenti turistici e residenziali. Infatti, poiché nell’estate scorsa molti incendi si erano verificati in prossimità dei centri abitati, particolare attenzione è stata dedicata alle misure per prevenire gli incendi di interfaccia o periurbani.
Gli enti territoriali dovranno predisporre anche adeguati piani di emergenza.
Si sottolinea, inoltre, la necessità di un migliore coordinamento del volontariato, promuovendo ogni iniziativa per l’integrazione tra le diverse forze e vocazioni dello stesso.

Gli indirizzi operativi definiscono, poi, le competenze dei diversi Corpi dello Stato nell’ambito della lotta agli incendi boschivi.
In particolare, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato e Forze Armate dovranno garantire anche l’impiego operativo dei propri elicotteri secondo le modalità definite dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento della Protezione Civile, che ha il compito di coordinamento della flotta anti-incendio boschivo dello Stato.
La Marina Militare e la Guardia Costiera dovranno invece assicurare il pattugliamento delle coste a rischio e garantire il tempestivo soccorso a bagnanti e turisti in caso di incendio.
ANAS, società autostradali e Ferrovie sono invitate a fornire tempestive informazioni sulle condizioni dei tratti stradali e ferroviari interessati da incendi.

Il Dipartimento della Protezione Civile assicurerà il coordinamento e la massima collaborazione per garantire l’efficacia della campagna antincendio boschivo 2008.

La direttiva, infine, evidenzia come nell’ambito della lotta agli incendi boschivi e di interfaccia, sia importante diffondere la cultura di protezione civile.

CONCORSO DELLA FLOTTA AEREA DELLO STATO NELLA LOTTA ATTIVA AGLI INCENDI BOSCHIVI "DISPOSIZIONI E PROCEDURE"


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Gli incendi Boschivi e il Catasto delle aree bruciate (O.P.C.M. 3606/2007 e 3624/2007)

L’estate del 2007 per molto tempo verrà ricordata come una delle più disastrose per gli incendi boschivi. L’Italia, la Grecia, l’Albania rappresentano l’apice ma la piaga degli incendi boschivi, più in generale, colpisce indistintamente tutti i paesi dell’area mediterranea.

Ogni anno nel periodo caldo vengono distrutti migliaia e migliaia di ettari di boschi con un danno ambientale e patrimoniale enorme, a cui vanno aggiunti i costi per fronteggiare questo subdolo nemico che si nasconde in comportamenti superficiali e spesso intenzionali. Una guerra di pochi che impegna risorse di tutti e mette a rischio la vita di chi questa guerra la combatte ma anche del singolo cittadino.

Una delle cause ‘storiche’ degli incendi è legata sicuramente allo sfruttamento dei suoli, un bosco andato in fumo poteva diventare, l’anno successivo terreno edificabile o pascolo per le greggi o altro ancora. Questo fino al 2000 quando entra in vigore una legge in base alla quale le aree interessate da incendi non possono vederne cambiata la destinazione, in altre parole non può essere utilizzata in modo diverso per quindici anni. La Legge-quadro in materia di incendi boschivi (L.353/2000) stabilisce, infatti, (art.10) che le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni.

Il meccanismo è molto semplice, annualmente i Comuni sul cui territorio si siano verificati incendi di aree boschive o a pascolo sono tenuti a censire tramite un apposito catasto, cosiddetto “catasto degli incendi”, le aree percorse dal fuoco ‘congelandole’. È evidente che a fronte di una soluzione semplice, quasi un uovo di Colombo, spesso si accompagnano difficoltà oggettive. Per realizzare il ‘catasto degli incendi’ infatti servono risorse, uomini e mezzi di cui gli enti locali non sempre dispongono. E forse per questo motivo o magari usandolo come scusa in molti Comuni, quasi tutti, il catasto degli incendi boschivi non era mai stato istituito, almeno fino all’estate appena passata.

A seguito dei gravi incendi che hanno colpito l’Italia centro-meridionale, infatti, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha dichiarato (27 luglio 2007) lo stato di emergenza, cui ha fatto seguito un ordinanza (O.P.C.M. n. 3606 del 28 agosto 2007), con la quale ha nominato il Capo del Dipartimento della protezione civile quale Commissario delegato per il superamento del contesto emergenziale delle regioni Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Per risolvere il ‘problema’ delle risorse ha stabilito che per la realizzazione del catasto incendi i Comuni, possono avvalersi del lavoro di chi questo compito lo svolge abitualmente per motivi istituzionali, vale a dire del Corpo Forestale dello Stato che non solo dispone dei rilievi delle aree ma che li mantiene costantemente aggiornati. Infatti, a tutti i Comuni interessati è stato fornito il materiale cartografico delle perimetrazioni degli incendi, i cosiddetti poligoni, e l’elenco delle particelle catastali percorse dal fuoco.

L’elenco delle aree percorse dal fuoco deve essere esposto, per eventuali osservazioni, all’albo pretorio comunale per un periodo di trenta giorni, trascorsi i quali valutate le eventuali osservazioni presentate, i Comuni approvano, entro ulteriori 60 giorni, gli elenchi definitivi e le relative perimetrazioni. A coadiuvare il Commissario delegato nel compito di effettuare la ricognizione dei Comuni tenuti a censire (ai sensi della legge n. 353/2000, art.10,c.2) i soprassuoli percorsi dal fuoco, l’ordinanza (art.1, c.7) individua le figure dei ‘soggetti attuatori’ identificandoli nei Presidenti delle Regioni, per il Lazio e la Campania e i diciannove Prefetti per la Sicilia, la Calabria e la Puglia.

Qualora venga riscontrata inattività da parte del Comune nel dare corso alla istituzione del catasto, i soggetti attuatori, previa diffida, agiranno in via sostitutiva avvalendosi dei dati forniti dal Corpo forestale dello Stato e del Corpo Forestale della Regione Siciliana. I dati così elaborati e certificati saranno quindi resi disponibili ai Comuni per il successivo accatastamento da parte dei comuni stessi. Va specificato che la 353/2000 sancisce l’obbligo di provvedere al censimento per i soli Comuni i cui territori siano stati percorsi dal fuoco.

In questa prima fase, quindi - pur guardando con favore l’iniziativa di quei comuni che in assenza di incendi hanno voluto istituire con un’apposita delibera della giunta il catasto degli incendi nominandone un responsabile (ad oggi circa il 20% dei Comuni delle cinque Regioni) - l’attività sostitutiva dei soggetti attuatori è concentrata soprattutto su quei Comuni tenuti al censimento sulla base dei dati in possesso del Corpo Forestale dello Stato. Ad una prima ricognizione basata su dati disponibili a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza (18 settembre) risultava che dei 1.985 Comuni ricadenti nelle Regioni Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, aveva istituito il catasto degli incendi in conformità alle prescrizioni di legge solo l’8-10%. Al 24 ottobre, poco più di un mese dopo, per la Sicilia i dati relativi alle perimetrazioni degli incendi sono in corso di validazione e, sulla base dei dati disponibili, sui 390 comuni della regione, di cui circa 160 (dato provvisorio) tenuti alla redazione del catasto delle aree bruciate, 131 hanno di fatto attivato le procedure. È andata diversamente per i Comuni del Lazio, della Calabria, della Campania e della Puglia, infatti alla stessa data (24 ottobre) l’82,40% dei Comuni tenuti all’istituzione del catasto, sulla base dei dati in possesso del Corpo Forestale dello Stato, ha avviato le procedure previste dalla Legge 353/2000 (art. 10).

In particolare nel Lazio tutti i Comuni interessati hanno istituito il catasto delle aree bruciate. Fermo restando che quanto previsto dalla normativa vigente in materia di incendi boschivi e catasto delle aree bruciate interessa, evidentemente, la totalità del territorio nazionale, l’ordinanza 3606 interviene in quelle regioni (Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) che in avvio della stagione estiva 2007 hanno manifestato caratteristiche di eccezionalità. Successivamente, in data 22 ottobre 2007 una seconda ordinanza, la 3624, ha esteso tali disposizioni anche ad Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Sardegna ed Umbria.

fonte protezionecivile.it